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Tradizioni
Nella cultura popolare arcaica del Cilento e nella cultura agro-silvo-pastorale del Mediterraneo, l'anno solare è scandito da un tempo ciclico, cui si ricollega tutta l'attività umana, lavorativa e di vita quotidiana; in esso le ricorrenze si susseguono periodicamente.
Oltre alla feste patronali, di esso, sono particolarmente sentite le feste cicliche, legate allo svolgersi dell'anno cosmico, poi ritradotto in anno liturgico dal cristianesimo, che conservano qualcosa di autentico a livello inconscio, individuale e collettivo, qualcosa, ancora oggi, di coinvolgente sentimentalmente e nella ritualità dei gesti.
All'origine delle feste, o delle fondazioni di santuari e chiese, si ritrovano sempre leggende di fatti, considerati dal popolo miracolosi, riconducibili a due tipologie di manifestazione del sacro: le ierofanìe o l'espressa volontà di un santo a dimorare in un luogo. La ierofanìa consiste in una manifestazione del divino, che consacra un luogo, sino a quel momento profano, come spazio sacro, il quale diviene centro di culto popolare. In quasi tutte le comunità del Cilento, i luoghi sacri sorgono lontani dai centri abitati, solitamente su alture, ove i devoti si recano, generalmente una volta all'anno.
La montagna, come luogo impervio e di difficile accessibilità, lontano dal mare, ha storicamente svolto nel Cilento un ruolo cruciale per le popolazioni: di riparo dagli assalti dei pirati, di nascita del cenobitismo coi monaci italo-greci, di nascondiglio per i briganti, di sede della cultura pastorale e di luogo ove si sono avute manifestazioni del sacro. Tra le ierofanìe più comuni va annoverata la manifestazione divina ad un dormiente, tradizione che ritrova il suo archetipo nell'episodio del Vangelo di Luca quando i pastori vengono avvertiti in sogno della nascita di Cristo.
Si narra che a Lentiscosa la popolazione era in grave pericolo per l'incalzare della peste. Santa Rosalia comparve in sogno ad una vedova sollecitandola a recarsi in riva al mare per prelevare la sua icona e portarla in paese. Sul luogo indicato si ritrovò l'immagine su un arbusto di lentisco con delle candele accese. Fu portata in paese e il contagio cessò. Là il popolo eresse alla santa un tempio, presto divenuto santuario.
Tale tradizione popolare ha attribuito alla sua santa un miracolo che, in molti altri paesi, tra cui Cannicchio, è inteso come intervento di San Rocco, dopo le pesti del 1508 e del 1656.
Altrove la volontà sacra si manifesta in modo diverso. Si racconta che la cappella del monte Stella sorge sulla cima della montagna per volontà manifesta della Madonna, mentre i contadini la stavano edificando più a valle. Il lavoro di edificazione realizzato di giorno dai fedeli, veniva misteriosamente disfatto la notte, finché una mattina, gli avviliti devoti trovarono una scritta sulla pietra, indicante che il luogo di culto era da erigersi in cima.
Ierofanìe possono considerarsi anche quelle leggende in cui la statua del santo giunge da luoghi lontani e con un miracolo esprime la propria volontà a dimorare in un paese anziché in un altro, come la Madonna del Rosario a Perdifumo. Questa tipologia di leggende ricorre in vari paesi collinari prospicienti il mare.
In esse, si può ravvisare un aspetto del campanilismo, che è una componente culturale arcaica di villaggio, ed esprimono i termini essenziali di una rivalità storica tra cultura agricola e cultura marinara.
Tuttavia sono sempre le alture i luoghi cui si fa riferimento per rintracciare le origini dei culti: le alture avvicinano a Dio e sono dimora del sacro anche per la fondazione dei santuari nel Cilento.
Altre apparizioni del sacro sono riferibili all'azione di soccorso del santo protettore o della Vergine nei confronti di un paese o di una persona, come a Cannicchio la Madonna del Soccorso, che accorse a salvare una giovinetta insidiata dal diavolo. La festa dell'8 settembre acquisì, a metà dell'Ottocento, il primato su quella più antica di San Martino, legata alla leggenda della fondazione della chiesa, ed è verosimile che ciò sia avvenuto per espressione di una nuova classe sociale, i galantuomini, il cui prestigio si legò anche alla fondazione dell'omonima confraternita.
Altre feste si riferiscono a origini decisamente rurali, legate al miracolo della pioggia che salva i raccolti. Nei secoli XVII e XVIII erano diffusissime le processioni ad impetrandam pluviam, per impetrare la pioggia.
Nella ballata di S. Nicola e li Turchi, il santo protettore interviene per salvare il paese dalla fame, rivolgendosi a forestieri, i Turchi. Il momento culminante di tutte tali feste è costituito, tuttavia, dalla processione. Essa avviene secondo un ordine stigmatizzato e, come alcuni riti ad essa connessi, espone una gestualità inconscia del corpo sociale che vi partecipa, tramandatasi da secoli. Di solito la statua è adornata di doni votivi in oro e argento e su lunghi nastri vengono apposte dai fedeli delle banconote; il rito appartiene, in genere, alle sole donne che stanno in attesa del corteo davanti alle porte delle abitazioni.
Mentre il corteo attraversa il paese, sovente si vedono mamme o nonne coi piccoli in braccio, in atto di indicare loro la statua, come esperienza di apprendimento, immagine indimenticabile, in cui l'adulto futuro ravviserà il simbolo dell'unitarietà della comunità, del corpo sociale chiamato e coinvolto per intero, in occasione della processione, a sfilare per le vie del paese.
Suggestiva è la processione per mare che si svolge ad Acciaroli la sera della seconda domenica di agosto.
E' un rito di reminiscenze propiziatorie, in cui la statua dell'Annunziata, montata su una grossa imbarcazione, viene condotta a levante e a ponente della scogliera sugli antichi luoghi di pesca, mai uscendo dal campo visivo della cappella del monte Stella e seguita da un corteo di numerose piccole imbarcazioni.

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