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Uno scorcio di Pioppi
Pioppi
Uno scorcio di Pioppi
Usciti da Acciaroli, sulla strada statale, seguendo un sinuoso percorso in direzione sud tra colline e mare splendenti di verdi e azzurri diversi, attraverso località antistanti i golfi di Elea-Velia e Palinuro, si giunge a Pioppi.
All’epoca di Augusto, poco prima dell’attuale abitato, alle foci del torrente Mortella esisteva un approdo, capace di ospitare navi militari: era uno dei porti della kora di Velia, di cui racconta Strabone, rimasto, in seguito, attivo fino al XIV secolo come possesso della Badia di Cava. Sui declivi adiacenti, verosimilmente, fin dai tempi della colonizzazione di Velia, dovette svilupparsi la vita di un villaggio di pescatori e artigiani. La guerra gotico-bizantina del 535-553 e la successiva caduta di Velia determinarono il momentaneo abbandono del porto, mentre l'arrivo del Longobardi avrebbe provocato la totale desolazione del territorio. La ripresa, nel secolo successivo, fu dovuta all'immigrazione di monaci greci che, protetti dai duchi longobardi, dissodarono terreni, ricercarono fonti e accolsero i profughi, avviando piccoli commerci a partire dai vecchi approdi. Tali comunità si adunavano nelle edicole, intese come luoghi di culto e centri della vita socio-economica, veneravano, inoltre, la Madonna, Odighitrìa: ossia, colei "che guida il cammino".
La crescita di nuclei come Pioppi nel Cilento durò fino alla metà del IX secolo, quando a Licosa e ad Agropoli si insediarono i Saraceni, forieri di anni terribili. I porti rappresentarono lo sbocco al mare dei cenobi greci, tra cui quello di Santa Maria dei Pioppi e di esso si ha notizia in un documento dell'anno 994 (9) : il toponimo ivi menzionato, per la prima volta, si riferisce agli alberi che, nel Medioevo, vegetavano rigogliosi lungo quel torrente Mortella.
Dal 1123, in seguito alla fondazione di Castellabate, i possessi della badia di Cava, posti sotto tale controllo beneficiarono di un’epoca di breve ma notevole floridità, interrotta dalla guerra del Vespro degli anni dal 1282 al 1302 e da un lungo periodo successivo denso di calamità e di pericolosi attacchi.
Le prime famiglie del Seicento a Pioppi furono quelle dei torrieri e del tavernaro, cioè un doganiere che gestiva la locanda sita in una caupona, ovvero una rudimentale casa fortificata. In seguito l'ordine carmelitano si spinse sul lido dei Pioppi a fondare una cappella della Madonna del Carmine per l'assistenza spirituale e materiale a contadini e pescatori. Ciò dovette avvenire nel 1610. La cappella dei Pioppi divenne meta di pellegrini per il quadro della Madonna, ritenuto miracoloso e tale afflusso fece sorgere una piccola fiera in concomitanza alla festa annuale del 16 luglio.
Il Palazzo Vinciprova, fu edificato dai Ripoli di Pollica, famiglia originaria della Catalogna, addivenuta a contese aspre e leggendarie con altre famiglie di quel luogo. Di seguito il Sindaco Sodano, rimasto in carica fino al 1871, lo acquistò dallo Stato e più tardi venne ceduto ai Vinciprova di Omignano, di cui si ricorda Leone, che fu uno dei Mille al seguito di Garibaldi. Alcuni anni or sono, con la morte degli ultimi eredi, è divenuto proprietà del Comune di Pollica.
Pioppi si propone al pubblico con scelte turistico-culturali diverse dai luoghi comuni, grazie alla presenza di personalità di livello internazionale che l'hanno scelta come domicilio per il tempo libero.
La Pioppi, menzionata nel libro "Passando per il Cilento" di John Arthur Strutt e in "Viaggio nel Mezzogiorno" di Giuseppe Ungaretti a partire degli anni 70, è stata sede di congressi e simposi internazionali su temi quali il rapporto tra dieta e salute o l’importanza della corretta alimentazione per la prevenzione di varie patologie umane, nonchè per la contestuale presenza di studiosi di fama mondiale. Pioppi diventa così un’erede moderna di quell’antichissimo retaggio della Scuola Filosofica di Parmenide e del Colleggio Medico di Elea-Velia per cui Sapere, Cultura e Pensiero furono intesi come strumenti a servizio del benessere psico-fisico della popolazione.

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