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Uno scorcio di Celso, particolare di una costruzione
Celso
Uno scorcio di Celso
La prima notizia storica di Celso si rileva in un documento del 1050.
L'origine del villaggio, secondo una leggenda, si collega alla fuga di alcune famiglie di Pollica che, per sottrarsi alle lotte intestine del loro paese, si rifugiarono in collina.
Celso conserva la sua antica struttura urbanistica, che lo rende luogo particolarmente caratteristico, soprattutto nei piccoli quartieri San Biase e Valle.
La chiesa di Celso è intitolata all'Assunta con bellissimi esterni realizzati in pietra a facciavista.
L’abitato si caratterizza per due imponenti costruzioni, il palazzo Mazziotti, oggi monumento nazionale, che per tre lati chiude la piazzetta del paese e il palazzo degli Amoresano, che delimita l’estremità a sud e si erge su un’altra piccola piazza.
Tali famiglie furono al centro di diverse vicissitudini risorgimentali: la prima di antica tradizione liberale lottò nelle rivolte del 1828 e del 1848, dopo aver innalzato per prima l’Albero della Libertà come prodromo della Repubblica Partenopea del 1799. Gli Amoresano ebbero un ruolo nelle cosche locali, a metà del secolo scorso, e rappresentarono le contraddizioni dei “galantuomini” borghesi incapaci di aprirsi alle riforme costituzionali e di adeguarsi alla nuova realtà del Regno di Napoli.
Essi furono manutengoli del brigantaggio, prima e dopo l’Unità d’Italia, e spregiudicati sostenitori dell’isolamento dei luoghi.
Celso possiede due piccolissimi quartieri: San Biase a ovest e Valle ad est. Molte case si adornano ancora di torrini difensivi, posti ai loro angoli, a guardia di robuste porte carraie, rinforzate da chiodi e una piccola apertura nel vano, che consentono il passaggio di una sola alla volta persona, e in più, chinata.
Queste strutture svolsero uno ruolo importante per la difesa dal brigantaggio e dalle cosche rivali tra il XVII e il XIX secolo.

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